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ARTISTI E OPERE PRESSO L'ASSOCIAZIONE

Ecco un elenco ancora da aggiornare di autori le cui opere sono presso l'Associazione, insieme a un testo di Elena Lissoni.
Nella colonna di destra alcuni dei ritratti di De Micheli eseguiti nel corso degli anni da artisti amici.
 

Elenco degli autori

Alonso, Carlos
Andolina, Vincenzo
Anselmo (Anselmo Francesconi)
Anzil (Giovanni Toffolo)
Aprea, Bruna
Arduino, Gabriella
Argeless, Gloria
Aurelio C (Aurelio Ceccarelli)
Avati, Mario
Balena, Vincenzo
Banchieri, Giuseppe
Baracco, Emilio
Baratella, Paolo
Bardi, Mario
Basaglia, Vittorio
Bec, Daniel
Bellandi, Giorgio
Bellini, Enzo
Benedini, Gabriella
Bernardelli, Giovanni
Bertolini, Massimo
Biffi, Luigi
Bimbi, Adriano
Bodini, Floriano
Bonetti, Gianfranco
Bonfanti, Maurizio
Bonora, Gustavo
Borellini, Fulvio
Borgonzoni, Aldo
Boschi, Dino
Brizzi, Aldo
Brocca, Stefano
Broggi, Wanda
Buscioni, Umberto
Cagli, Corrado
Caminati, Aurelio
Cangemi, Andrea
Cano, Pedro
Canuti, Nado
Cappelli, Giovanni
Carboni, Gaetano
Carpi, Aldo
Carroll, Robert
Caruso, Bruno
Cassinari, Bruno
Cavaliere, Alik
Cavallini, Furio
Cavicchini, Arturo
Cavicchioni, Vittorio
Cazzaniga , Giancarlo
Ceretti, Mino
Ceretti, Sandro
Chieppa, Francesco
Chiesi , Giorgio
Coccoli, Anna
Cocumarolo, Anna
Colli, Giancarlo
Comand, Patrizia
Conti, Primo
Cordelia (Cordelia Von Den Steinen)
Cordio, Nino
Cornini, Marco
Cosentino, Gino
Cottini, Luciano
Covili, Gino
Cragnolini, Tonino
Crippa, Luca
Cuccato, Isabella
D'Aria, Domenico
D'Ascanio , Sandro
De Micheli, Gioxe
De Vincenzo, Giovanni
Decalage, (Gruppo d'arte)
Dolfi, Marco
Dova, Gianni
Dugo, Franco
Eulisse, Vincenzo
Fabbri, Agenore
Faraoni, Enzo
Farulli, Fernando
Fieschi, Giannetto
Forgioli, Attilio
Francese, Franco
Frunzo, Vincenzo
Galbusera, Renato
Gasparini, Giansisto
Gemigniani, Sineo
Genni (Jenny Wiegmann Mucchi)
Ghinzani, Alberto
Giannini, Giuseppe
Girardi Bernocco, Rosalda
Giunta, Giuseppe
Gonzales, Alba
Gorni, Giuseppe
Greco, Ettore
Greco, Ferdinando
Gromo, Giovanni
Grosso, Luigi
Gualerzi, Mirko
Guerreschi, Giuseppe
Guidi, Virgilio
Guiotto, Paolo
Guttuso, Renato
Guzzardella, Achille
Iannelli, Maria
Kantor, Tadeusz
Kodra
Kossuth, Wolfgang Alexander
Kriester, Rainer
Lacasella, Silvio
Lamon, Gianfranco
Leddi, Piero
Leomporri, Raffaele
Leonardi, Nello
Leonelli, Luca
Leroy, Cristian
Levi, Carlo
Lovisolo, Luciano
Lucchini, Cesare
Maccari, Ennio
Maidoff, Jules
Manfredi (Manfredi Lombardi)
Manno Vittorio
Mantica, Alfredo
Marpicati, Iros
Martinelli, Giuseppe
Marzoli, Paola
Masini, Antonio
Meloni, Gino
Mensa, Carlos
Mereu, Giuseppe
Merisi, Fabrizio
Micalizzi, Carmelo
Midollini, Sirio
Migneco, Giuseppe
Minero, Sergio
Minuto, Renata
Motti, Giuseppe
Mucchi, Gabriele
Mutti, Mariarosa
Nader (Nader Khaleghpour)
Nespeca, Luciana
Novati, Marco
Omedé, Sergio
Orsi, Bianca
Ortega, José
Paganin, Giovanni
Pajetta, Guido
Papetti, Alessandro
Parigi, Lucio
Parmigiani, Aldo
Pasetto, Remo
Patetta Deiana, Luisella
Peluzzi, Eso
Petrus, Marco
Piacesi, Walter
Piccoli, Gianriccardo
Pignatelli, Ercole
Pignatelli, Luca
Pini, Giuliano
Pippa, Bruno
Pisani, Agostino
Pizzi, Stefano
Pizzinato, Armando
Pizzorno, Marilisa
Plattner, Karl
Pompa, Gaetano
Ponti, Pino
Pozzi, Giancarlo
Quattrucci, Carlo
Quetglas, Matias
Ramponi, Antonietta
Riva, Ugo
Rognoni, Franco
Romagnoni, Bepi
Romano, Raffaele
Rossello, Mario
Saccorotti, Oscar
Saltara, Francesco
Santachiara, Carlo
Santini, Renato
Sarri, Sergio
Sassu, Aligi
Sauvage, Max Hamlet
Scalvini, Giuseppe
Scano, Giorgio
Scarpella, Livio
Schiavocampo, Paolo
Selim (Selim Abdullah)
Seveso, Marco
Soscia, Normanno
Sovana, Giorgio
Spadari, Giangiacomo
Spinoccia, Pippo
Stagnoli, Antonio
Steffanoni, Attilio
Tammaro, Plinio
Tavernari, Ernesto
Tavernari, Vittorio
Tettamanti, Ampelio
Thermes, Giovanni
Timoncini, Luigi
Titonel, Angelo
Togo (Enzo Migneco)
Tonelli, Antonio
Treccani, Ernesto
Tregambe, Girolamo
Trolese, Benito
Trubbiani, Valeriano
Vacchi Sergio
Vaglieri, Tino
Venditti, Alberto
Vicentini, Enzo
Vignozzi, Piero
Visinoni, Bruno
Viviani, Vittorio
Zancanaro, Tono
Zattini, Marisa
Zigaina, Giuseppe
Zito, Luigi
Zoppetti, Bruno

 

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Le ragioni di una collezione

La collezione d'arte raccolta da Mario De Micheli dal dopoguerra fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2004, è stata acquisita dall'Amministrazione comunale di Trezzo sull'Adda a titolo di donazione, per iniziativa degli eredi, Anna e Gioxe De Micheli, ed è oggi nella disponibilità dell'Associazione.
Si tratta di un consistente gruppo di opere d'arte - dipinti, sculture, disegni - che conta oltre cinquecento pezzi e che conclude idealmente una vicenda avviata nel 1984 con la Donazione della biblioteca, della fototeca e dell'archivio. L'inventario redatto in occasione della messa in sicurezza della raccolta, in attesa di una catalogazione scientifica sistematica, costituisce attualmente l'unico strumento di indagine e di conoscenza della collezione. Uno strumento che pur nella sua schematicità permette di intraprendere un percorso di lettura attraverso le scelte e le ragioni ultime che sottostanno alla creazione di una raccolta d'arte nata nell'evidente rifiuto di ogni logica mercantilistica.
Il meccanismo commerciale delle arti, gravitante attorno a gallerie e critici, è respinto sullo sfondo della vicenda collezionistica formatasi nel vivo e diretto rapporto con gli artisti e nel momento stesso dell'attuarsi del processo creativo. In questo modo la raccolta assume il carattere di testimonianza diretta e partecipata alle vicende figurative dell'ultimo sessantennio, seppure all'interno di un orientamento di gusto ben preciso che rispec­chia la militanza di Mario De Micheli nel versante della figurazione - dal movimento realista, attraverso la stagione del Realismo esistenziale, fino al sostegno accordato alla nuova generazione di artisti - come testimoniano gli oli giovanili di Treccani, i dipinti di Giuseppe Zigaina e Armando Pizzinato, gli straordinari disegni siciliani di Tino Vaglieri, le sculture di Giovanni Paganin e Vittorio Tavernari; l'importante nucleo di opere di Franco Francese, che ne testimonia l'attività dagli esordi agli anni Settanta, i disegni e le incisioni di Floriano Bodini e Giuseppe Ferroni, fino alle opere di giovani artisti, molti dei quali oggi ormai affermati, quali Adriano Bimbi o Patrizia Comand. Sarebbe, tuttavia, fuorviante e riduttivo ricondurre la ricca e complessa vastità della collezione all'adesione di Mario De Micheli al movimento realista fino ai suoi esiti più tardi, senza valutare gli sviluppi critici che confluirono nell'importante rassegna tenuta ad Arezzo nel 1970. Mario De Micheli sostenne la necessità "un'arte di opposizione" che ponesse la preoccupazione per l'uomo e per i suoi problemi al centro della riflessione estetica, una "tendenza nelle tendenze" nella quale confluirono le ricerche di Baj, Schifano, Basardella, gli studi personalissimi di Gianni Dova, e persino il recupero critico di Sironi. La frequentazione, costante o occasionale, del critico con i protagonisti della scena artistica milanese e italiana, ma anche - quando non soprattutto - internazionale, diventa così una valida ed efficace chiave di lettura nello sforzo di interpretare l'eterogenea vastità dei materiali, permettendo di delineare i primi scenari. Senza alcuna pretesa di esaustività, si è tentato di ripercorrere i momenti più rappresentativi della formazione della collezione, focalizzando l'attenzione sui rapporti con gli artisti e lasciando sullo sfondo lo scenario critico del secondo Novecento, la cui ricca complessità non può essere racchiusa nei limiti di un breve saggio. Questo percorso di comprensione che corre parallelamente, e talvolta si sovrappone, all'analisi della raccolta delle stampe e della biblioteca, ha avvio con la mostra dei Ritratti di Ada e Mario, ospitata al Castello Visconteo di Trezzo sull'Adda l'8 novembre 2008, in occasione della apertura al pubblico della biblioteca della Donazione, presentando circa settanta opere inedite, tra disegni, dipinti, fotografie e sculture. Una scelta che comprende tutti i ritratti di Mario e Ada presenti nella raccolta De Micheli: dai disegni di Bruno Cassinari e Renato Guttuso, alle opere di Franco Francese, alle sculture di Remo Pasetto e Achille Guzzardella, fino ai recentissimi lavori di Max Hamlet Sauvage, Wanda Broggi, Wolfgang Alexander Kossuth, solo per citarne alcuni. A questi si aggiungono il Ritratto di Mario De Micheli di Antonio Tonelli, di proprietà dell'artista, e il bellissimo volto di Ada disegnato da Giacomo Manzù nel 1941, proveniente da una collezione privata, studio preparatorio intensamente realistico per il busto in bronzo di classica bellezza, oggi alla Galleria comunale d'Arte Moderna di Roma. 

 

Da Corrente a Oltre Guernica
I trentacinque ritratti di Mario De Micheli, provenienti dalla sua collezione personale, appartengono ad una stagione della cultura italiana, dall'immediato dopoguerra alla fine del Novecento, che vide il critico d'arte e poeta tenace assertore della necessità della compromissione del fare artistico con la vita, nell'assoluta convinzione della centralità dell'uomo. Temi ereditati dall'esperienza di Corrente - il gruppo di giovani raccolti intorno all'omonima rivista fondata da Ernesto Treccani nel 1938 - che avviò a Milano un processo di reazione al formalismo e all'idealismo degli anni Trenta, come pure al fascismo. L'adesione alla contemporaneità, la dimensione etica dell'operare artistico, insieme con l'impegno politico costituiscono gli argomenti attorno ai quali artisti e critici si confrontarono ancora all'indomani della guerra. Al centro della riflessione l'opera di Picasso, che con Guernica, nella drammatica rappresentazione del bombardamento della città basca fedele alla Repubblica nel 1937, durante la guerra civile spagnola, aveva finalmente dimostrato "quanta storia, quanta presenza, quanta partecipazione l'arte potesse e dovesse vivere" impiegando il linguaggio delle avanguardie e, allo stesso tempo, superandolo nell'espressione "fattuale" dell'avvenimento.
A Picasso guardarono Guttuso con la celebre Crocifissione e Cassinari con la violenza espressionistica della sua Pietà, entrambe al Premio Bergamo del 1942. E attorno all'opera di Picasso si scatenò il dibattito figurativo del dopoguerra che coinvolse artisti, critici, teorici.
"Con il bombardamento di Guernica, Picasso prende possesso del mondo. Ogni esitazione ogni indugio sono troncati. L'emozione non è più tradita da alcuna nostalgia" scrisse Mario De Micheli nel suo celebre testo del 1944, Realismo e poesia, testo programmatico ricco e complesso della poetica del realismo che seguiva di pochi anni la traduzione delle poesie che Paul Eluard aveva scritto su Pablo Picasso. 
All'interno di questa temperie culturale, permeata dal confronto critico sulla definizione di "realismo", si collocano i due ritratti di Mario De Micheli, eseguiti con un segno scarno e asciutto da Bruno Cassinari nel 1946. Il profilo, costruito attraverso un rigoroso studio dei piani, senza lasciar spazio ad alcun compiacimento descrittivo - a tal punto che persino la cravatta diviene un elemento indispensabile alla struttura compositiva - recupera la tradizione pittorica cubista ed espressionista assumendo un carattere duro e tagliente. Il ritratto frontale, sintetico nella definizione di pochi tratti fisionomici, fu stampato in miniatura sul secondo numero della rivista "II '45" in margine ai versi di De Micheli dedicati a Giorgio Labò, insieme con il profilo biografico del giovane redattore. Nello stesso fascicolo della neonata rivista, Raffaele De Grada, che dedicava un lungo articolo encomiastico all'attività di Cassinari, - collaboratore stabile del giornale, insieme a Ernesto Treccani, Ennio Morlotti, Elio Vittorini, Renato Guttuso e Alfonso Gatto - forniva la sua definizione di realismo, che "vuoi dire rinuncia alle astrazioni dell'intelletto [...] affrontare di petto la propria vita, per farne materia e forma di arte", ribadendo con forza l'attualità dell'esperienza di Corrente.
All'interno del versante della figurazione, inizialmente compatto attorno agli artisti firmatari del Manifesto di pittori e scultori del 1943, si assistette al progressivo costituirsi di schieramenti diversi, a partire dal Manifesto del Realismo del 1946, noto come Oltre Guernica, pubblicato sulla rivista "Argine Numero" (nel quale si metteva in evidenza la lezione morale di Cézanne), alla nascita della Nuova Secessione Artistica Italiana nel 1946, poi Fronte Nuovo delle Arti. In questo scenario, caratterizzato da una grande fluidità delle diverse posizioni, piuttosto che dalla loro dura contrapposizione, De Micheli assunse un ruolo di mediazione e di equilibrio, come dimostra anche la sua presa di posizione in difesa di Morlotti - firmatario di Oltre Guernica, ma anche redattore de "II '45" - dagli attacchi del critico, e comune amico, Raffaele De Grada sulle pagine della stessa rivista.

Dal Realismo al Realismo Esistenziale
A pochi anni di distanza, ma all'interno di un clima politico e culturale profondamente mutato per l'irrigidimento della politica culturale del PCI, favorevole ad un realismo funzionale alla divulgazione del messaggio ideologico, che scosse profondamente l'ambiente artistico di fede marxista, risalgono i disegni romani di Renato Guttuso del 1951. Con segno fluido e sciolto, giocando sul motivo del doppio ritratto di matrice rinascimentale - come già per il foglio con Lionello Venturi e Palma Bucarelli (Roma, Fondazione Francesco Pellin) -, Guttuso tratteggia le figure di Mario De Micheli e del critico d'ar­te romano Antonello Trombadori, insieme con una terza figura solo abbozzata sullo sfondo. Su di un piccolo foglio quadrettato l'artista cattura l'immagine dei due amici a ricordo delle accese conferenze romane del 1951: intento nella lettura, mentre scorre con le dita il testo davanti a lui, con i suoi grandi e caratteristici occhiali, il primo; severamente taciturno, chiuso nel suo profilo, il secondo. Ancora a De Micheli, Guttuso dedicò un gioioso e divertito omaggio con il bel ritratto intitolato A Mario cantando..., rivelatore di una schietta amicizia tra artista e critico, cementata dal comune sentire politico, come testimoniano anche le fotografie dell'epoca di Renato Guttuso e Mario De Micheli alle Officine Reggiane, tra gli operai.
Per il critico sono gli anni nei quali ebbe avvio il lavoro sugli Scritti di Picasso, raccolti con paziente cura grazie anche alla collaborazione del gallerista Daniel Henry Kahnweiler e della grande mostra, vera e propria apoteosi di Picasso, tenutasi a Roma e a Milano nel 1953, all'interno di un clima culturale che attraverso opposte tendenze stava liquidando il picassismo, mentre ancora infuriava la polemica tra astrazione e figurazione. Nel 1952 Mario De Micheli e Raffaele De Grada fondarono la rivista "Realismo" con il chiaro proposito di "saldare il divorzio tra arte e pubblico, tra cultura e vita, che le esperienze intellettualistiche e solitarie, successive all'impressionismo, con il loro rifiuto della realtà, avevano creato". Tracciando una linea di sviluppo per la pittura realista che muoveva dall'Ottocento francese (da Courbet a Daumier a Millet) e dalla stagione del naturalismo italiano (da Fattori a Segantini), "Realismo" si sforzava di ricomporre la tradizione con le posizioni più avanzate dell'arte contemporanea. Tutte le forze del movimento - pittori, critici, letterati - si trovarono a collaborare con la rivista: dal "dissidente" Franco Francese, a Renzo Vespignani, autore di dipinti duri e drammatici, fino a Giovanni Fumagalli, interprete delle istanze realiste in chiave intimista. La convivenza di molteplici temperamenti e poetiche all'interno dello schieramento, che aveva in "Realismo" il suo organo ufficiale, è ben testimoniata dal disegno del 1956 di Ampelio Tettamanti che ritrae Mario De Micheli con il pittore Fumagalli sul frontespizio dello Statuto dell'Ente Nazionale Assistenza e Previdenza per i Pittori e gli Scultori. Insieme al Gruppo Borgonuovo - costituito da Bruzzi, Ramponi, Scalvini oltre a Giovanni Fumagalli e Ampelio Tettamanti - anche Genni  Wiegmann, moglie di Gabriele Mucchi, che ritrasse De Micheli nel 1954. Tra il 1950 e il 1961 Aligi Sassu si accostò al movimento realista italiano, realizzando le sue prime prove di pittura murale, all'interno di "un progetto di rinascita dell'arte nella sua funzione sociale" e recuperando l'esperienza pittorica e critica della seconda metà degli anni Trenta senza piegarsi ad una figurazione disciplinata dalle esigenze della propaganda comunista. Il Ritratto di Mario De Micheli del 1961 e le dediche che si succedono su vari volumi della biblioteca della Donazione documentano un'amicizia tra artista e critico che abbraccia l'arco di un'intera esistenza dagli anni di Corrente, alla mostra trezzese dei Disegni dal carcere, al dono di Manuscriptum.
Dopo il 1955 il movimento realista italiano, nato negli anni che precedono la guerra per la determinazione di pochi pittori tra Roma e Milano, e allargatosi dopo il conflitto sull'onda di una speranza democratica, entra in crisi. Ed è una crisi profonda, non certo di pure motivazioni estetiche. A provocarla ci sono le prime laceranti contraddizioni dei paesi dell'Est europeo, ma le cause sono ancora più diramate, avendo radice nelle ragioni stesse della guerra fredda.

Dal 1954, "mentre la vita culturale a Milano e in Italia era divisa tra neorealisti e astratto-lirici", si assistette all'emergenza nel panorama artistico milanese di giovani artisti decisi a mantenere aperta la via per un'arte d'immagine, liberandosi da ogni preoccupazione ideologica. La filosofia esistenzialista e le ricerche degli artisti francesi contribuirono ad avviare una nuova stagione della cultura, orientata ad indagare l'essenza dell'uomo nella civiltà contemporanea senza rifiutare la dimensione emozionale del fare pittura. Le tele si popolarono di periferie, interni squallidi, reticolati. Le mostre del 1956 di Giuseppe Banchieri e Tino Vaglieri alla Galleria Pater, presentate da De Micheli, e quelle di Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi e Bepi Romagnoni alla San Fedele e di Gianfranco Ferroni alla Bergamini sancirono di fatto la nascita del movimento, definito Realismo Esistenziale in una recensione di Marco Valsecchi. Una "rinascita" artistica - ben documentata in Donazione da un gruppo consistente di opere - che De Micheli paragonò al clima di rinnovamento del dopoguerra, indicandone le origini nelle ricerche più innovative e personali sviluppate all'interno del movimento realista da Vespignani, Sughi e Francese con il quale, in particolare, il critico aveva avviato un'intensa frequentazione fin dai primi anni Cinquanta. La prima personale di Franco Francese del 1954, presentata da De Micheli e, in seguito, recensita sulla rivista "Realismo", si svolse presso la galleria d'arte milanese La Colonna, inaugurando una stagione di successo per l'artista costellata da premi ed esposizioni, ma percorsa da inquietudini all'interno di una sincera aspirazione a condurre una pittura impegnata socialmente.
La collezione De Micheli vanta un gruppo di opere del pittore tra le più rappresentative della sua vicenda artistica: A quelli di Kronstadt del 1962, filo conduttore della produzione degli anni Sessanta insieme alla Melanconia (1969), ispirata alla celebre incisione di Dürer, Bestiario (1969) e numerosissime stampe d'arte. I due ritratti in Collezione, realizzati a distanza di quasi vent'anni l'uno dall'altro, non trasmettono alcun intento encomiastico o servile gratitudine, ma propongono un'attenta e lucida analisi psicologica del soggetto, priva di emotività. Un pudore dei sentimenti che caratterizza tutta l'opera di Francese e che, per rimanere nell'ambito del ritratto, si ritrova nella serie dei dipinti eseguiti durante la malattia della moglie Elide, raffigurata con lucido, apparente distacco sino ai suoi ultimi giorni di vita. Riferibile alla metà degli anni Cinquanta, Mario De Micheli che legge Majakowskji, presenta il critico seduto mentre tiene il libro in una mano e gesticola animatamente con l'altra, all'interno di una scatola prospettica, ritmata dalle piastrelle bianche e nere del pavimento, che rimanda ad una scena teatrale. Sullo sfondo si apre uno scorcio di piazza Lima con i suoi alti palazzi, le luci accese e il sole rosso notturno - che diverrà una costante della produzione successiva dell'artista - interpretati con un'accensione cromatica del tutto assente nel disegno preparatorio dell'opera, anch'esso in Collezione. Più cupo è il grande ritratto degli anni Settanta, interpretabile in chiave esistenziale, che ritrae De Micheli assorto nella lettura di un giornale, in un angolo di una stanza spoglia e con accanto una scarna natura morta.

Un'arte di opposizione
Con la mostra tenuta alla Galleria Comunale di Arezzo nel 197040, emblematicamente intitolata Arte Contro, Mario De Micheli, sullo slancio dei movimenti studenteschi, proponeva la formula di "arte come contestazione", in grado di raccogliere le forze storiche del movimento realista e del realismo esistenziale accanto ad artisti delle più diverse provenienze:
"Dovunque infatti un artista afferma il valore dell'integrità dell'uomo con qualsiasi verità di immagine, lì è presente e viva la contestazione di una società che agisce in senso contrario, cioè in funzione disgregatrice della persona umana".
Si trattava di un'importante apertura in senso pluralista che accoglieva le istanze pop di Schifano e le grottesche figure di Enrico Baj - già promotore del movimento Nucleare - accanto ai protagonisti storici del Movimento realista e del Realismo Esistenziale, ma che respingeva, naturalmente, nel campo contrapposto alcune delle forze più attuali della scena artistica italiana, come l'arte povera o l'arte cinetica "che si rivolgono alla tecnica come ad un nuovo culto". Un'apertura che si manteneva all'interno di una rigida visione critica, orientata a porre programmaticamente al centro della riflessione estetica l'uomo, calato nello svolgersi delle vicende storiche. Una scelta maturata nel decennio precedente, come rivela la presentazione della personale di Gianni Dova del I960 che precede di un anno il Ritratto di De Micheli, raffigurato con gli occhiali ma emblematicamente privato dello sguardo, con una soluzione già adottata nel ritratto della celebre collezionista milanese Marielda Boschi Di Stefano del 1952, nel quale ricorre anche la stessa definizione lineare incisiva dei tratti del volto e dell'abbigliamento.

Una nuova generazione di artisti
Nel corso degli anni Ottanta e Novanta i ritratti di Mario De Micheli si moltiplicano: omaggi di una giovane generazione di artisti e allievi al grande critico d'arte e maestro. Risale al 1985 il disegno di Adriano Bimbi nel quale il volto di Mario De Micheli emerge dalla trama del foglio di carta attraverso un segno morbido che dissolve i profili invece che definirli. L'artista goriziano Franco Dugo eseguì per De Micheli due opere: il pastello che lo ritrae frontalmente davanti alla sua scrivania "fermo, vigoroso come il rigore della sua critica", esposto nel 2000 in occasione della mostra antologica, e il disegno attualmente in Donazione, variante di profilo del precedente. Nella ricca rassegna di ritratti eseguiti da Achille Guzzardella con una materia scabra e irregolare nell'ultimo ventennio del Novecento, per molti celebri personaggi del mondo dell'arte e della cultura italiana, si ritrovano anche la traduzione in bronzo del volto pensoso e severo di Mario De Micheli con gli occhi socchiusi e le sopracciglia appena aggrottate, intento ad inseguire un suo intimo pensiero, e la terracotta vivacemente realistica che ritrae Ada, con la bocca socchiusa sul punto di parlare (1992). Risale al 1994 il Ritratto di De Micheli in terracotta di Wolfgang Alexander Kossuth, corredato dal disegno preparatorio a sanguigna riprodotto in apertura della raccolta di poesie Il corso dei giorni. Onirico e dissacratore è De Micheli e la Musa di Sauvage, dove il critico è rappresentato comodamente seduto in poltrona, in una posa ricorrente negli Interni domestici, mentre legge l'Unità con una donna-giraffa che gli passa accanto, in un ambiente vivacemente colorato e provocatoriamente decorato con un'opera pop di Liechtenstein. Zhou Zhiwei si dedica ad un'indagine analitica del soggetto con una pittura solo apparentemente tradizionale, che restituisce il dato naturale della luce che scorre sulla figura e rivela dall'oscurità dell'ambiente i libri e le opere d'arte, tra le quali il ritratto scultoreo di De Micheli, alle spalle dell'effigiato, in un gioco di moltiplicazione del personaggio. Tra le opere più recenti, il Ritratto di Mario di Wanda Broggi del 1982, che mescolando suggestioni dal secondo futurismo e dalla pittura di Tamara de Lempicka, restituisce una delle immagini più emblematiche dell'uomo e del critico d'arte, colto nel gesticolare appassionato che accompagnava i suoi discorsi, mentre i numerosissimi libri d'arte della sua biblioteca gli piovono tutt'intorno.

 

(Il testo di Elena Lissoni è tratto da "La donazione De Micheli della Biblioteca comunale di Trezzo sull'Adda", Comune di Trezzo, 2008 )

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Bruno Cassinari,
Ritratto di Mario De Micheli, 1946


Renato Guttuso,
Ritratto di Mario De Micheli
e Antonello Trombadori,
1951


Ampelio Tettamanti,
Ritratto di Mario De Micheli
con il pittore Giovanni Fumagalli,
1956


Aligi Sassu,
Ritratto di Mario De Micheli, 1961


Franco Francese,
De Micheli che legge Majakowskij, 1955


Franco Francese,
Ritratto di Mario De Micheli, 1970 ca.


Gianni Dova,
itratto di Mario De Micheli, 1961


Adriano Bimbi,
Ritratto di Mario De Micheli, 1985


Max Hamlet Sauvage, Il poeta De Micheli e la
Musa,
1995


Achille Guzzardella,
Ritratto di Mario De Micheli, 1992


Wanda Broggi,
Ritratto di Mario De Micheli, 1982