

Mario e Ada negli anni 70
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ADA E MARIO
La storia dei coniugi De Micheli è raccontata qui dai figli Gioxe e
Anna
Ada Tommasi e Mario De Micheli si incontrano nel 1938 a Milano
all'Università Cattolica. L'Ada, una bella ragazza bruna arrivata da
Parma dove viveva con la famiglia, era nata a Poggio Rusco in provincia
di Mantova. La madre era maestra e il padre cappellaio. Il Mario è un
bel giovanotto biondo con gli occhi azzurri - pare che gli occhi azzurri
piacquero molto all'Ada - ed è approdato a Milano dopo uno strano
percorso che lo aveva portato dalla nativa Genova a Gubbio e a Roma,
dove aveva intrapreso gli studi di Tomistica. Nella città ligure, la
mamma Pierina, che era nata a Trezzo, aveva un carretto di frutta e
verdura e il padre, profugo dalla Dalmazia, era tagliatore di tomaie.
Soldi ce n'erano pochi e il Mario, come i giovani poveri di un tempo,
"aveva studiato da prete".
A Milano i due ragazzi diventano ben presto innamorati e antifascisti. I
loro amici sono Ernesto Treccani, Raffaele De Grada, Giacomo Manzù,
Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo. Malgrado l'oscurantismo del regime
sono anni di grande fermento culturale; gli amici discutono, progettano,
sognano l'Europa, il surrealismo, il cubismo, Eluard, Breton, Picasso,
Tristan Tzara. E progettano possibili strategie contro il potere.
All'inizio degli anni Quaranta il Mario pubblica due libri che aprono la
sua attività: uno su Picasso corredato dalle poesie che Eluard aveva
dedicato al grande artista e uno su Manzù. La seconda edizione del
Picasso sarà sequestrata dalla censura fascista, mentre il Manzù uscirà
nelle edizioni di Corrente, il movimento milanese a cui ha aderito.
L'Ada e il Mario nel '41 si sposano e nel '42 nasce l'Anna. Per vivere
insegnano, fanno supplenze, danno lezioni private. Tutto attorno c'è la
guerra. Entrano in contatto con il gruppo di Eugenio Curiel e prendono
attivamente parte alla Resistenza. Dopo che una bomba ha colpito la loro
casa in via Cerva - che allora si chiamava via Degli Arditi - si
trasferiscono a Sormano di Santa Valeria ospiti della famiglia Testori.
Da qui, dove tra l'altro arriva la notizia della morte dei genitori di
Ada sotto il bombardamento inglese di Parma, organizzano l'espatrio
clandestino degli ebrei verso la Svizzera attraverso gli impervi
sentieri degli "spalloni". I loro nomi sono ora scolpiti nel Muro dei
Giusti a Gerusalemme. Poi, una notte - pare in seguito a una spiata - i
fascisti irrompono nella loro casa. In quei giorni il Mario sta
traducendo, dal Coriolano di Thomas Eliot, la Marcia trionfale. Sul
tavolo le camicie nere trovano dei fogli il cui testo così recita:
"Cosa viene per primo? Puoi vedere? Diccelo. Sono / 5.800.000 fucili e
carabine / 102.000 mitragliatrici / 28.000 mortai da trincea / 53.000
cannoni pesanti e da campagna / Non posso dire quanti proiettili, mine e
spolette, /13.000 aeroplani / 24.000 motori d'aeroplano / 50.000
carri di munizioni e ora 55.000 carri militari / 11.000 cucine da campo
/ 1.150 forni da campo".
Il Mario è arrestato e rischia la fucilazione immediata, ma l'Ada, che
al momento dell'irruzione è riuscita a nascondersi addosso i documenti
veramente compromettenti, il mattino dopo porta al capo della polizia il
testo originale di Eliot, prova che l'elenco di armi è solo la
traduzione di un testo del grande poeta americano e poi riesce a farsi
ricevere e a commuovere l'amante del questore di Como che intercede a
favore di quel "sognatore dedito solo ai suoi studi e assolutamente
innocuo". Il Mario è salvo. Il 25 Aprile del '45 l'Ada e il Mario sono a
Milano con il fazzoletto rosso al collo. L'immediato dopoguerra è tutto
un intreccio di lavoro culturale, di grande idealità, di rinnovati
progetti, la pittura, la poesia, il "Partito".
Ed è per il "Partito" che, nel 1947, accettano di andare a insegnare in
Jugoslavia nelle scuole della minoranza italiana. Nel gennaio nasce il
Gioxe. Suo padrino sarà un grande e sodale amico, il pittore Gabriele
Mucchi. Poco dopo la famiglia si trasferisce a Fiume, ma bastano pochi mesi
per capire che c'è qualcosa che non va in quel paese che si dice
"socialista".
L'Ada e il Mario denunciano pubblicamente i soprusi e le intimidazioni
contro quegli italiani che optano per il ritorno in patria e criticano
la "congiura del silenzio" verso le voci dissenzienti. Ce n'è abbastanza
per guadagnarsi il sospetto e l'ostilità del regime. Dopo il XX
Congresso del PCUS e la rottura di Tito con l'Unione Sovietica, i
comunisti italiani in Jugoslavia vengono accusati di un inesistente
complotto. Una notte la polizia politica, l'UDBA, irrompe in
casa e arresta il Mario. Vogliono sapere da lui i nomi dei cospiratori.
Mario non ammette nulla e non fa nomi, i cospiratori non esistono perché
non c'è nessun complotto. Lo terranno nove mesi in una minuscola cella
in compagnia solo delle cimici. Cerca di non lasciarsi abbattere, si
impone di fare qualche esercizio di ginnastica tutti i giorni e,
sostenuto dalla sua prodigiosa memoria, recita ad alta voce i versi di
Carducci e la Divina Commedia. Fuori vengono tolte le tessere per gli
alimentari e si sospende l'insegnamento all'Ada. La situazione è
disperante: fame, malattie, amara disillusione. Li aiutano gli operai di
una fabbrica vicina che passando lanciano di nascosto
nel giardinetto dei cartoccetti con un po' di pane nero e di lardo.
Dall'Italia arriva qualche pacco spedito dalla nonna Pierina. L'Ada
vende la sua vera, l'anello con il brillantino, la catenina d'oro e si
inventa l'impossibile per trovare qualcosa da mangiare, senza
dimenticarsi del suo compagno in carcere al quale riesce a far arrivare,
assieme a una copia di Moby Dick, una tenera lettera d'amore dove, per
amore, nasconde la drammatica situazione sua e dei figli. "Perché siamo
venuti in questo paese se ci sono ancora i fascisti?" chiede l'Anna a
sua mamma.
Privati anche dei passaporti, dopo alcuni tentativi di fuga,
compreso un fallito imbarco su un piccolo peschereccio genovese,
alla fine, nascosti in un camion, nel '49 i De Micheli riescono a tornare a
Milano. Nella casa di viale Abruzzi la vita ricomincia e nel
1953, a Palazzo Reale - che porta ancora le ferite dei bombardamenti
- il Mario è tra i curatori e allestisce l'indimenticabile grande
mostra di Picasso. Ma gli anni che vanno dal '50 al '60 sono ancora
difficili. Il magro stipendio che percepisce da "l'Unità" per cui
tiene la Cronaca d'arte non basta certo per sostenere tutta la
famiglia. Ancora una volta l'Ada, che già insegna Lettere alla
"Manzoni", provvede. Collabora con la radio, dove tiene una rubrica
pedagogica, con la televisione con dei programmi per "La TV dei
ragazzi" e alla fine della giornata insegna anche alle "serali".
Intanto il Mario scrive: libri, saggi, presentazioni - che non si fa
mai pagare - e certo i suoi scritti, i suoi studi, ne fanno uno dei
più importanti critici e storici dell'arte italiani. E' di quegli
anni Le avanguardie artistiche del Novecento, un libro che, giunto
oggi alla quarantunesima edizione e tradotto in mezzo mondo, è diventato,
nel suo genere, un vero caso letterario.
Ma essenzialmente il Mario è un critico militante, un critico, cioè,
che "vive" con gli artisti, li appoggia, sprona, conforta, cresce
assieme a loro e al loro lavoro; come quando, in quegli anni,
difende e valorizza la pittura dei "ragazzi" che in seguito, con
felice definizione, Marco Valsecchi avrebbe chiamato del "realismo
esistenziale". Il talento di un giovane artista lo entusiasma, la
tenacia di un vecchio artista lo commuove. Per loro scrive, cerca
contatti con galleristi e mercanti, trova persino il possibile
collezionista, scopre e promuove giovani talenti ancora sconosciuti,
organizza mostre. Certo non è interessato alle "cose" della
moda-mercato-potere; l'arte, la cultura sono per lui la risposta
"alta" ai nodi dell'esistenza, per questo lavora, operando
attraverso una scelta di campo ben definita ma lontana da dogmatismi
ideologici o settarismi. Ricordiamo che a Torino, nel 1964, alla
galleria Viotti presenta, per la prima volta dal dopoguerra, una
scelta di disegni satirici di Mario Sironi. La mostra sarà duramente
criticata "a sinistra". Il Mario risponde che la forza poetica e la
drammaticità di Sironi ben poco hanno a che fare con la retorica e
il trionfalismo becero fascista, e che al centro del suo lavoro vi è
una profonda riflessione sulla condizione umana, ed è questo che
conta veramente.
Dalla fine degli anni '60 in poi arriva finalmente un po' di
tranquillità economica, il Mario è ormai un critico di fama e di
successo. Sono gli anni delle sue grandi mostre: Siqueiros a Firenze
(1976), Orozco a Siena (1981), Marino Marini a Venezia (1983),
Arturo Martini a Milano (1989), Henry Moore ancora a Milano (1989);
delle prestigiose monografie: Picasso, Manzù, Guttuso, e della
cattedra di Sociologia dell'Arte al Politecnico di Milano. Ma
contemporaneamente continua ad occuparsi attivamente degli artisti
più giovani ed esordienti o di quelli meno giovani e più appartati o
addirittura colpevolmente dimenticati da critica e mercato. Ne
scrive, organizza loro mostre, li incoraggia a tenere duro.
Ricordiamo le sue visite a Eso Peluzzi, isolato, poetico e
sensibilissimo pittore ottantenne, "stanato" tra le montagne liguri.
Per lui scrive e trova contatti ed estimatori. L'Ada lo segue e
approva, il suo Mario con gli occhi azzurri.
Ecco, abbiamo voluto raccontare brevemente queste cose, perché se c'è
stata una cosa che ha contraddistinto la vita dei nostri genitori,
questa è stata la loro "fame e sete di giustizia". Per questo hanno
sempre messo al secondo posto il loro interesse personale e sempre in
accordo tra loro, uniti e solidali, anche nelle più dure avversità,
forti del coraggio di vivere. Questa "fame e sete di giustizia" e
l'amore per la cultura sono ora "dentro" i libri della loro gigantesca
biblioteca, nei tanti documenti, nelle opere d'arte che ora, per loro
volontà, sono diventati patrimonio della collettività di Trezzo.
Trezzo,
questo porto sicuro, dove anche grazie alla sensibilità e all'impegno
dei suoi amministratori, questa nave carica di testimonianze ha calato
l'ancora. Sono le testimonianze di una vita ben spesa e un esempio per
noi figli, per i nipoti Marianna e Gionata, per i tanti amici che li
hanno conosciuti e seguiti con affetto e per chi li conoscerà attraverso
le parole dei poeti sulle pagine, nei segni di penna sui fogli e nelle
pennellate di colore sulle tele dei pittori, nell'impronta del pollice
dello scultore impressa nella creta. "Il segno dell'uomo" come amava
dire il Mario.
(Questo testo
è tratto da "La donazione De Micheli della Biblioteca comunale di Trezzo
sull'Adda", Comune di Trezzo, 2008 )
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Il matrimonio di Mario e Ada a Milano nel 1941.
Tra gli invitati
si riconoscono Duilio Morosini, Ernesto Treccani,
Alfonso Gatto,
Salvatore Quasimodo.

La famiglia De Micheli riunita per la mostra di Gioxe
al
Circolo dergli
Artisti di Albisola, 1965

Mario e Ada De Micheli ricevono la cittadinanza
onoraria di Trezzo,
10 marzo 1990

Mario De Micheli con alcuni amici nel 1998 |